Movimento dei forconi: la società che scoppia

Oggi è il quinto giorno di urla ed invettive dai microfoni piazzati sotto la finestra del mio ufficio.

Sono i forconi, gli scontenti, quelli che non ce la fanno più, quelli che le urla o la resa definitiva.  Sono anche i sobillatori ed i profittatori. Sono gli abili e sottili camaleonti che cavalcano la protesta popolare per guadagnare visibilità mediatica.

Sento puzza di bruciato. Il corto circuito sta rosolando i fili che tengono insieme la società. I media raccontano l’evoluzione di questo falò e un po’ lo alimentano.

Proprio come quell’ex parlamentare che minaccia la rivoluzione se viene arrestato. Come quell’altro che mette i giornalisti all’indice scatenando un turbine di invettive e minacce verso uomini e donne che della libertà di raccontare ne hanno fatto una professione.

Come quelli che scrivono solo di cronaca nera, quelli che presentano ogni mattina programmi TV di cronaca nera, quelli che immettono tonnellate di cronaca nera nella quotidianità deformando l’aspetto di una società che non ha bisogno di spinte per finire sul ciglio del burrone. C’è già.

In questi periodi che esasperano gli animi, umiliano il povero e fiaccano chi non era abituato a preoccuparsi di come arrivare alla fine mese mi pare che stia finendo la benzina che tiene acceso il lume della ragione.

Nella vorticosa discesa verso il buio, la risposta che la nostra Società riesce ad esprimere è un leader dei Forconi che viaggia in Jaguar (di un amico camionista!). Il populismo spinto all’estremo fa audience ma è l’anticamera del tutti contro tutti. E’ il sentiero più rapido verso l’uomo forte che riconduce una società sbandata all’ordine.

C’è un tizio barbuto col cognome da insetto che osserva lo sfascio dall’alto di un’assolata e quieta collina, in una villa con una meravigliosa vista sul mare.  Insieme al suo guru in comunicazione già si frega le mani.

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