Italiani e la crisi: poveri ma brutti

Giovanni Ghersi Comunicazione d'Impresa
La notizia di oggi è che il numero di biclette vendute in Italia l’anno scorso ha superato quello delle automobili di nuova immatricolazione. Non succedeva dal dopoguerra.

Ogni tanto mio padre mi raccontava  di quei tempi. I libri ed i film dell’epoca ci hanno poi consegnato l’immagine di un’Italia che usciva dal dopoguerra con una grande voglia di ricominciare. Allegria, gioia, semplicità. Poveri ma belli, insomma.

Giovanni Ghersi Comunicazione d'ImpresaNel paragone con quei tempi, oggi rimangono solo pochi punti in comune: il numero di bici vendute e la povertà. Il resto si è dissolto. Non credo a quelli che spiegano il boom delle vendite con la maturazione di una sensibilità ambientalista.

E’ una società spenta, la nostra, priva di idee che vive idolatrando qualche feticcio rimasto.  E’ spenta nei comportamenti di chi fa la coda a mezzanotte per essere il primo a comprarsi (a rate) il nuovo IPhone 5. E’ stagnante nelle idee nel momento in cui partorisce un nuovo quotidiano come Pubblico di Luca Telese per proporre un’altra voce nel già grande e frammentato coro dei maitre à penser della sinistra, e lo fa scopiazzando stili ed immagine degli altri. Il logo non forse è una clamorosa scopiazzatura del “compagno” francese Libération?

E’ una società malata che sanguina  attraverso le Società di prestiti, i negozi che acquistano oro e gli Smartphone fittiziamente a zero Euro se cambi operatore.

La povertà che ci fa andare in bicicletta non è gioiosa perché per molti non è una partenza, bensì un punto di arrivo. E’ la misura della distanza sempre più grande che ci separa dalle nostre reali ambizioni. Può darsi che la scoperta di quanto sia bella una pedalata nel bosco arrivi come inaspettato omaggio a chi da quest’anno vive la propria mobilità sui pedali.

E forse in tal caso, alcuni sentiranno dentro una gran voglia di ricominciare. Proprio come negli anni Cinquanta..!

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