Archivio storico

Quello che puoi leggere qui sotto è un articolo selezionato tra quelli scritti sul mio blog molti anni fa. Ho pensato di riproporlo per l'attualità dell'argomento oppure per gli spunti di riflessione che può offrire ancora oggi.

“La fattura è in pagamento”. Benvenuti nell’infinito presente

Ho avuto bisogno di due giorni per pensare al titolo di questo articolo.

Una volta trovato l’attacco, ho dovuto cancellare quanto avevo già abbozzato e ricominciare il post daccapo.

Scrivere di soldi può essere questione delicata e di approccio difficile.

E se dico soldi, molti intenderanno le classiche domande del tipo “quanto costa un sito internet?” o anche “qual è il budget per un ufficio stampa?”.

Tutto molto interessante. Ma vogliamo parlare un attimo del difficile rapporto che si instaura tra il Cliente e le fatture che gli recapito…?

Un caro amico ha coniato una nuova interpretazione del tempo verbale conosciuto sulle grammatiche come “infinito presente”.

L’infinito presente è in questo caso quel tempo verbale che gli addetti alla contabilità delle aziende usano quando li chiami per sollecitare il pagamento di una fattura e loro ti rispondono: “la fattura è in pagamento”.

Ma cosa diavolo significa “è in pagamento”?

Mi immagino questo foglio che passa di mano in mano, una lunga catena umana che trasporta lentamente la mia fattura da un capo all’altro dell’ufficio amministrativo…

Infinito presente, appunto. La fattura viene pagata solo a seguito di sollecito di pagamento.

Lo si attende, il sollecito, in maniera sistematica (spasmodica?) e in verità è solo dal momento in cui lo si riceve che scattano i termini dell’infinito presente, pardon: del pagamento.

“La fattura è in pagamento” evoca una situazione di farraginosa burocrazia che si mette al lavoro per te.

E’ una risposta che suona familiare, ti mette a tuo agio pur non dicendoti niente.

Dopo tutto, a ben pensarci è lo specchio dell’Italia. Per questo la accettiamo e la prendiamo per buona.

E di fatto, questa geniale definizione di “infinito presente” coniata dal mio amico cos’ha da invidiare alle “convergenze parallele” della politica, agli “accertatori della sosta” – detti anche vigili – che ho visto dare multe a Verona, al “materiale rotabile” delle ferrovie – che il volgo chiama carrozze – e a tutte quelle barocche definizioni che circondano la nostra quotidianità nazionale?

La fattura è dunque in pagamento. E’ il modo di affrontare i problemi nel modo a noi più congeniale, anche se forse poco professionale: all’italiana.

E’ un’espressione che contiene in sé la classica pacca sulla spalla che dovrebbe pacificare tutti:  rassicurante e risolutiva dal punto di vista del cliente giacché il pagamento non viene messo in dubbio, anzi è già in corso; anestetizzante e antidepressiva per chi ha emesso la fattura giacché permetterà di fantasticare e fare progetti di spesa con soldi che non sono ancora sul conto in banca, ma pur sempre in fase di accreditamento.

Puro Italian style nella soluzione dei problemi, l’eterno presente di questa frase cancella gli accordi scritti di un contratto e vi sostituisce un casereccio “… tranquillo… poi vediamo, non ti preoccupare …”.

Di fronte al ritardo nel pagamento il mio stile è diverso: sospendo la consulenza, metto i siti offline spegnendo ogni servizio, blocco la produzione…

Sarà per questo che la mia clientela è prevalentemente straniera e sempre meno italiana?

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