Tanti non hanno nulla da dire, pochi stanno in silenzio

Aveva proprio ragione quel serial killer di fine Ottocento che lasciò poche e brevi parole destinate ad una larghissima popolarità più di un secolo dopo: “Of those who say nothing, few are silent”.

Non è difficile trovare esempi di soggetti che farebbero bene a tacere, ma di recente ho dovuto accettare con desolazione che sulle cosiddette “riviste di settore” non ci sia limite al peggio. Proprio loro, quelle pubblicazioni che coprono argomenti di nicchia e si rivolgono a competenti ed impegnatissimi addetti del settore non sanno ancora cosa significhi aver toccato il fondo.

Mi capita dunque in mano una rivista di leadership e management. La sfoglio. Mi fermo sull’articolo dal titolo: “Trarre vantaggio dalla progettazione del sito web”. Certo: un sito può offrire vantaggi. Ma la sua progettazione? Mah!…

L’esordio riguarda la strategia di comunicazione aziendale. “Essa permette di sviluppare una promozione idonea al conseguimento di obiettivi specifici a patto che si tenga conto delle caratteristiche del mezzo, il sito web: dinamismo crescita, futuro [dinamismo, crescita, futuro???]. La struttura si dovrebbe raccontare in vista di un ulteriore sviluppo del business. La costruzione del sito dovrebbe, perciò, svolgersi in parallelo con il superamento delle eventuali criticità interne in modo da poter offrire di sé [ la costruzione del sito ??? ] un quadro di solidità che, trasmettendo fiducia, attragga stabilmente i clienti.”

Rileggo tre o quattro volte  senza capire. Salto allora ad un paragrafo che mi riguarda direttamente perché tratta proprio del ruolo che io ricopro nel team di sviluppo. Vediamo se dice qualcosa di utile.

“Il project manager.”
Il project manager dovrebbe avere esperienze di comunicazione.”

A questo punto la rivista per operatori del settore ha fatto un volo da aliante verso il cestino della carta straccia.

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