Crisi economica e psicologia: non divertirti, c’è la crisi!

Un paio di giorni fa un collaboratore mi ha invito un preventivo per un progetto che stiamo seguendo insieme. Il messaggio di accompagnamento nella mail si chiudeva con queste parole che riporto testualmente:“Buona serata a tutti voi e ricordate: non divertitevi troppo, c’è crisi, siate responsabili.”

La risposta mi è venuta spontanea ed immediata. Anche questa la riporto integralmente: “Ti ringrazio per il preventivo che cercherò in ogni modo di non far approvare perché la gente non ha soldi.

Io sono uscito a cena ieri sera. Stasera penserei di restare a casa a percuotermi ed a tagliuzzarmi le braccia con un temperino perché divertirsi non è una cosa giusta da farsi con la crisi che c’è.

Evita di mangiare cose troppo buone questa sera e se ti rendi conto di aver cucinato bene e che mangiare potrebbe diventare gradevole, rimetti la pentola sul fuoco e fai bruciare un po’ di quanto hai cucinato. Quel sapore di bruciacchiato ti rattristerà – il che va bene oggigiorno – e ti farà sorgere l’obbligo morale di mangiare la schifezza che ti è rimasta nel piatto perché di ‘sti tempi non si butta via niente. Al tempo stesso ti ricorderà che non si cucinano piatti che potrebbero sembrare chic quando tutti tirano la cinghia.

Ti saluto senza troppo entusiasmo perché se mi mostro allegro, magari qualcuno pensa che gli affari mi vanno bene e non è bello che queste cose si sappiano in tempi di recessione.”

Non so se ironizzare sulla crisi sia cinico o politicamente poco corretto. Di certo, mai come in questo periodo  i comportamenti degli individui risentono dello stato d’animo generale: se anche posso permettermi una follia, decido di non farla perché non sta bene: c’è la crisi. E la spirale si avvita su se stessa.

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