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Io e Facebook, storia di un amore mai nato.

Facebook non mi ha mai appassionato ma ho voluto provarlo lo stesso. Adesso ho finalmente cancellato il mio account con la certezza che la nostra breve storia insieme è quella di un amore mai nato. Ecco perché.

Cari amici, conoscenti e sconosciuti lettori: se volete saperne di più sul mio conto risparmiatevi la ricerca su Facebook.  Non mi troverete.

Ci ho provato. Ho voluto sottrarmi al semplice pregiudizio di chi dice “Facebook? Naaa!” senza essersi mai registrato. Ci sono stato su Facebook  il tempo necessario per farmi un certo buon numero di amici (amici?). E poi via! A gambe levate.

E’ stato bello ricevere la richiesta di amicizia da parte di una persona con cui avevo perso i contatti vent’anni fa. Erano i primi giorni della mia esperienza su Facebook. Ho scritto un messaggio a questo “amico”. “Che bello ritrovarti, cosa fai? dove sei? Incontriamoci!”. Nessuna risposta.  Dopo poche settimane è cominciato il bombardamento di inviti a partecipare ai suoi corsi di team building, la pioggia di suggerimenti per trasformare la mia personalità e diventare un vincente nella vita, lo stillicidio di messaggi che lo ritraevano in azione…

Non ho capito perché il mio vicino di casa mi abbia chiesto l’amicizia su Facebook e nemmeno come il padre di una ragazza frequentata in gioventù abbia trovato interessante la prospettiva di annoverarmi nella sua lista di amici. Da lì sono nati pesanti interrogativi sull’utilità di Facebook nel mio caso specifico.

Non mi interessava ricevere la cartolina di saluti di Hello Kitty, ho sempre declinato gli inviti a partecipare ai test per scoprire chi sono. Sono stato fatto prigioniero da “amici” in giochi che non ho mai capito. Mi sono chiesto cosa spingesse tutte quelle persone che vedevo  nella mia bacheca ad affannarsi a commentare la foto di un altro. Questo diluvio di inutilità è tutto ciò che Facebook ha saputo offrirmi unitamente ad un quesito angosciante: ma quanto tempo  hanno da perdere tutti questi milioni di iscritti?

La risposta l’ho trovata nel post un po’ datato di un blog inglese: nel 2009 sono stati spesi su Facebook 6,2 miliardi di minuti.

Non aggiungerò la mia voce a quelle di coloro che si lamentano circa la superficialità delle amicizie su Facebook. Mi è capitato di finire in un  Forum in cui un iscritto domandava preoccupatissimo suggerimenti su come aumentare il numero di presenze nella sua lista. Per tanti tutto si risolve in effetti in una gara numerica dove la qualità non trova spazio. Lode a quell’amica spagnola che mi ha scritto “per sentirci preferisco le mail tradizionali”.

Ogni utente scontento (o snob, dirà qualcuno) scava uno spazietto in una nicchia di mercato che si sta sempre più allargando. Nessuna sorpresa, allora, di fronte all’annuncio di questi giorni della nascita di Path, un personal Network come Facebook ma con una sostanziale differenza. Le informazioni si possono condividere con un numero massimo di 150 amici. Quelli buoni. Beh, non mi troverete nemmeno lì. Preferisco le mail tradizionali, il telefono e – più di tutto – una tavolata in compagnia.


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